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Dimenticare Venezia : Isola di Mazzorbo

Non è possibile dimenticare Venezia per la ricchezza d'arte e del patrimonio storico monumentale ma negli ultimi anni, i tornelli per il pagamento d'ingresso, i prezzi da capogiro, i gondolieri che cantano " o sole mio", negozi sempre più asiatici, mi fanno sentire la mancanza di Venezianità.

cortesy by @ Mirko Groove

La sorella di mia nonna originaria di Fiume aveva sposato un veneziano del Sestiere San Polo, spesso venivamo a trovarla. Quello che oggi mi manca quando vado a Venezia è la Venezianità, il carattere dei veneziani, quel modo di fare quella simpatia quasi istintiva, che mi hanno aperto porte, persone e cuore.

Da giovane accompagnavo spesso gruppi di stranieri in percorsi d'arte, li portavo all'Harry Bar evitavo di mangiare con il gruppo e fare loro pagare non mi sembrava corretto e mi sedevo al bar ad aspettare la fine del pasto. 

Quanti bellini mi ha offerto il barista e dalla cucina mi portavano sempre qualcosa da provare, mi rifocillavano e nel contempo mi insegnavano, le verdure che si producono negli orti delle isole della lugana, come riconoscerle e come utilizzarle, dei molluschi e del pesce, la loro stagionalità.

Le poche cose che so fare da mangiare le ho imparate tutte lì, cose difficili da dimenticare un background che mi porto dentro, soprattutto paragonato all'alta professionalità di coloro che lavorano in cucina, so di avere avuto molta fortuna, non ero nessuno ma il piacere con cui condividevano, dialogavano e mi insegnavano qualcosa mi rimane sempre impresso in mente .

Mi piacerebbe se riesco a mostrarvi un' altra Venezia, quella che non c'è più non torna, è sempre Venezia ma una Venezia che non tutti conoscono. Finche faccio in tempo perché sta diventando una città a ingresso proibito, tre isole molto belle che io conoscevo, Isole delle rose, Santa Cristina e San Clemente sono divenute isole private, più che altro dei resort privati e molte altre lo diventeranno in futuro, oggi voglio parlarvi dell'Isola di Mazzorbo.

Cortesy by @  Michel Genta

Isola di Mazzorbo

Siamo sempre nella laguna veneta più a nord del centro storico, non c'è da pagare alcuno ingresso e alcun ticket a Venezia per arrivare a Mazzorbo. Il vaporetto N. 12 della ACTV Venezia vi porta direttamente a Mazzorbo dalle Fondamenta Nuove, io però non scendo alla fermata Mazzorbo, che è la seconda fermata dopo Murano ma scendo alla quarta fermata dopo Torcello cioè Burano il costo è uguale 11 euro, faccio un piccolo giro in laguna in battello

Mi fermo a Burano, due fermate dopo perché non ci sono negozi a Mazzorbo se non che due ristoranti, cosi mi compro qualcosa un' acqua minerale, un giornale, e poi a piedi grazie a un ponte arrivo a Mazzorbo circa un 15 minuti ma ve vi perdete tra i negozi di Burano anche qualcosa di più.

Intorno all'anno mille Mazzorbo documentava ben 5 chiese parrocchiali e ben 5 conventi, oggi c'è traccia solo della Chiesa di Santa Caterina che vanta la campana più antica della laguna veneta, fondata nell VIII ° secolo, era in realtà la chiesa di un convento di suore benedettine, nelle famiglie nobili veneziane era tradizione mandare in convento almeno una delle figlie femmine, con Napoleone venne chiuso, oggi rimane in piedi solo la chiesa a testimoniare il complesso monastico.

Il silenzio che c'è a Mazzorbo adesso come allora invitava alla riflessione e i religiosi alla preghiera, il resto del territorio rimane e rimase a destinazione agricola per diversi secoli nello stesso tempo rimase anche luogo lontano da occhi indiscreti, non per nulla e neanche un po' per malizia uno dei frequentatori più famosi fu Giacomo Casanova.

Di Mazzorbo a Venezia si apprezzano le verdure e le frutta e in particolare in stagione i carciofi, che qui acquisiscono un sapore particolare grazie alla salinità.

Negli ultimi anni proprio appena arrivati da Burano a Mazzorbo c'è un muro di cinta molto grande e vecchio con all'interno un vecchio campanile l'unico elemento rimasto in piedi dal medioevo della Chiesa di San Michele Arcangelo, ma la cosa più interessante è la vigna si tratta di una vite messa a dimora negli ultimi anni  nel 2010 di un vitigno di cui si pensava si fossero perse le tracce invece è stato recuperato il Dorona di Venezia, da alcune viti abbandonate provenienti da un campo di Torcello, se ne ricava un vino bianco caratterizzato da una forte mineralità e dal quel sentore iodato tipico quella caratteristica che la laguna veneta dai prodotti della sua terra.

Da notare che a Venezia si è sempre prodotto vino, fosse solo per dire messa, dovunque dove c'era possibilità si coltivava  qualcosa, quando siete in giro a Venezia sentirete nominare alcune indicazioni la parola campo, che vuol dire appunto luogo coltivato, dato la carenza di terreno qualsiasi zolla diventava importante e poteva diventare campo.

Sempre qui annesso alla vigna, c'è il  Ristorante Venissa, condotto dai chef Chiara Pavan e Francesco Brutto, che ha acquisito l'interesse dalla Guida Michelin, è un ristorante di ricerca o meglio un ristorante che ci fa comprendere che in laguna le cose cambiano e si evolvono sempre nel corso degli anni, perché l'ambiente cambia pertanto anche i prodotti del territorio si modificano.

Cortesy by @ Unimog Italy

Nel ristorante propongono una cucina del territorio o meglio come loro stessi indicano una cucina ambientale ma del nuovo ambiente che si è creato nella laguna negli ultimi anni cosi nel menu trovano spazio i granchi blu ma anche verdure del proprio orto adatte a questi suoli e piante ed erbe che crescono nelle barene che sono caratterizzate da una forte salinità.

Se non potete fermarvi al ristorante consiglio sempre della stessa azienda l'Osteria Contemporanea dove servono ottimi cicchetti di pesce e non accompagnati da ottimi vini.

Un approccio interessante diverso dai maggiori ristoranti di Venezia che ci proietta in un altra realtà un altro modo di alimentarci con un certo gusto e una certa creatività.

In qualsiasi caso a pochi metri c'è la Trattoria alla Maddalena più classico e tradizionale che assolutamente non delude i suoi avventori. Pomodori, fagiolini, zucchine e insalata dal proprio orto la cucina esprime una tradizione più classica e conosciuta della cucina veneziana soprattutto con pesce ma con cura e gusto.

Cortesy by @ Laura Calderoni

Dopo una visita alla Chiesa di Sante Caterina, una visita a Mazzorbo non può mancare un giro nel quartiere progettato dall'architetto Giancarlo De Carlo, un progetto di quartiere residenziale di edilizia pubblica molto interessante ma anche molto discusso che ha riportato dopo diversi anni gli abitanti a Mazzorbo, ma soprattutto alla domanda si può ancora vivere in Laguna Veneta?

Per saperne di più:



Venissa, Ristorante e Osteria Contemporanea, Mazzorbo Venezia

Trattoria alla Maddalena, Mazzorbo Venezia


Cortesy by @vdnews_ita

Il problema è comune anche ad altre località, a Venezia forse è più esasperato il problema ma non può esistere una Venezia senza i Veneziani, un luogo viene creato anche da chi ci abita e vive, creano il "milieu" cioè il contesto per cui è anche famosa Venezia al mondo.

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Commenti

  1. Interessante ! Io ho visitato più volte Burano e Murano, anche a Torcello mi pare di essere sta ma Mazzorbo non l'avevo mai neanche sentita !! E non conosco neanche le altre tre isole che citi, forse perchè, se sono private, non si possono neppure vedere. Queste isole della laguna veneta mi hanno sempre incuriosito ! Saluti.

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  2. Che articolo interessante. Si impara sempre qualcosa leggendo il tuo blog. Un caro saluto

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  3. Non si può dimenticare Venezia città d'arte e di romanticismo.

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  4. A sua publicação é um longo roteiro que nos aguça o desejo de conhecer Veneza.
    Abraço amigo.
    Juvenal Nunes

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  5. Ho letto con commozione i tuoi bellissimi ricordi veneziani Carmine. Farò tesoro delle tue indicazioni per scoprire luoghi e nuovi indirizzi gourmet.
    Grazie infinite.
    Un caro saluto,
    MG

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  6. Tappa fissa una volta all'anno, è una città che adoro!!!

    RispondiElimina
  7. Caro Carmine, un bagaglio il tuo da assorbire con rispetto e delicatezza, la stessa che usi per descriverci il tuo bellissimo vissuto e noi non possiamo far altro che entrare in punta di piedi e ringraziarti

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